La mobilità degli italiani sta cambiando, ma rispetto ad altre realtà europee la strada da percorrere è ancora molta.

La mobilità degli italiani sta cambiando: è quanto emerge dal rapporto Isfort 2018. Gli italiani e le italiane vanno sempre più a piedi e in bicicletta, usano di più il trasporto pubblico e meno l’automobile, che resta però il mezzo decisamente dominante. Gli spostamenti a piedi sono cresciuti dal 17,1% del 2016 al 22,5% del 2017, così come la bicicletta ha raggiunto per la prima volta il 5,1%, quasi 2 punti in più rispetto al 2016.
Il trasporto pubblico ha registrato un leggero incremento passando dal 6,6% del 2016 al 7% del 2017. La quota modale dell’auto scende nel 2017 al 58,6% dal 65,3% del 2016 (quasi 7 punti in meno), tornando ai valori di inizi anni 2000 (tabella 1).

Non mancano le contraddizioni. Siamo praticamente tornati ai valori del 2001 per l’uso dell’auto e il trasporto pubblico è leggermente arretrato. Cresce nel 2018 il numero di auto nonostante un minor uso, segno di una frammentazione ulteriore dei nuclei famigliari, della crescita del numero degli anziani, del fatto che non si rottama l’auto vecchia perché “può sempre servire”. Analoghi risultati si registrano nel Rapporto Mobilitaria 2018 e 20192, promosso da Kyoto Club e Cnr-Iia, che fa il punto sull’andamento della mobilità e la qualità dell’aria nelle 14 città metropolitane nel decennio 2006-2018 (tabella 2).
Emerge che il tasso di mobilità sostenibile (la somma degli spostamenti a piedi, bicicletta e trasporto pubblico) è inferiore al 40%. Tuttavia, tra il 2012/2013 e il 2016/2017 l’indice è cresciuto di quasi 8 punti a livello nazionale e di circa 5,5 punti nelle aree metropolitane.
Anche nel tempo libero si affacciano nuovi stili di mobilità. Crescono i viaggi in bicicletta, come emerge dal Rapporto Isnart/Legambiente3, nonostante un paese ancora immaturo per la ciclabilità quotidiana e il cicloturismo. Secondo il Rapporto le presenze cicloturistiche nel  2018 ammontano a 77,6 milioni, pari all’8,4% dell’intero movimento turistico in Italia, con oltre 6 milioni di persone che hanno trascorso una o più notti di vacanza utilizzando la bicicletta. Le presenze dei cicloturisti sono aumentate del 41% nel quinquennio 2013-2018. In modo analogo crescono viaggiatori e viaggiatrici lungo cammini, percorsi e sentieri, con una rete di cammini nazionale e locale sempre più capillare e cresce la voglia di viaggio lento sulle ferrovie locali e sui treni turistici.  I numeri di queste novità sono ancora incerti e di non facile censimento, ma la mobilità dolce e attiva4 è in grande fermento e crescono progetti, operatori, norme, risorse pubbliche e private destinate a migliorare l’offerta di viaggi slow e del turismo esperienziale.

La decarbonizzazione dei trasporti

Il 25% in Europa e il 26% in Italia delle emissioni di gas serra derivano dal settore dei trasporti e il trasporto su strada ne produce circa il 71%.
Secondo il Piano europeo di azione per il clima, sottoscritto anche dall’Italia, le emissioni di CO2 si devono ridurre del 33% al 2030. La strategia di decarbonizzazione della Ue prevede emissioni zero al 2050. Questo significa per i trasporti italiani che dobbiamo ridurre la CO2 dai 100 milioni t/anno attuali ai 76,8 milioni t/anno al 2030 e nei 20 anni successivi dobbiamo arrivare a zero emissioni anche nei trasporti (figura 2).
Una sfida davvero molto complessa sia per l’Italia che per l’Europa, come ha sottolineato Transport & Environment, che ha analizzato i numeri di questa trasformazione necessaria. A fine 2018, il governo ha presentato il Piano nazionale energia e clima, ora in consultazione, che però non contiene obiettivi stringenti per la parte trasporti, non punta a una crescita significativa della mobilità elettrica da energie rinnovabili e mancano target per la mobilità sostenibile al 2030 per i passeggeri e le merci.
Risulta evidente che la mobilità ha davanti a sé numerose sfide importanti e necessarie: ridurre le emissioni inquinanti e di CO2, azzerare morti e feriti sulle strade, migliorare l’accessibilità e la coesione sociale, riqualificare lo spazio urbano, aumentare l’efficienza energetica e puntare su veicoli elettrici a energie rinnovabili.

Le innovazioni in corso

Dobbiamo recuperare terreno – rispetto alle altre città europee – aumentando l’offerta di trasporto collettivo, l’uso della bicicletta e di veicoli elettrici. Dal 2015 la mobilità urbana ha ricevuto nuovo impulso da Governo e Parlamento, con finanziamenti per circa 3,8 miliardi per il completamento delle reti metropolitane e la realizzazione di tramvie. Finanziato anche un piano complessivo da 3,7 miliardi fino al 2033 per nuovi autobus, approvato con Dpcm a luglio 2019. Per la creazione di ciclovie nazionali e la crescita della bicicletta in città, sono stati destinati 550 milioni di euro. Nella manovra di bilancio 2019, sono stati inseriti gli incentivi per acquistare automobili elettriche o a emissioni di CO2 inferiori ai 70 grammi di CO2/km e, al contrario, un’imposta proporzionale ai gas serra prodotti sulle vetture più inquinanti. Grandi novità sono in corso o in arrivo nel campo della mobilità, in larga parte legate alla rivoluzione digitale: – è arrivata la sharing mobility, che coinvolge ormai oltre 5 milioni di italiani, anche se si concentra in alcune grandi città. Molto importante sul piano culturale, questo passaggio dall’auto di proprietà ai servizi di mobilità condivisa – si sta diffondendo la micromobilità elettrica, come i monopattini e gli hoverboard. Il 27 luglio 2019 è entrato in vigore il decreto ministeriale Mit che consente ai Comuni di emanare regole sperimentali per l’uso entro un anno e che potrà durare massimo due anni, poi si vedrà – si affacciano i primi servizi Maas (mobility as a service), la mobilità come servizio, da cui attingere in modo flessibile, multimodale e mediante app – il futuro dell’auto è ormai orientato verso il veicolo elettrico e la sperimentazione della guida autonoma. L’automobile è in grande trasformazione e, dopo grandi resistenze, tutte le grandi case produttrici stanno inserendo veicoli ibridi ed elettrici in produzione e insieme ai grandi colossi del web e digitale stanno investendo sull’auto a guida autonoma. Le tre rivoluzioni dell’auto – automazione, elettrificazione e condivisione – potranno trasformare il modo in cui ci muoviamo. Se questa sarà una cosa buona per l’ambiente e la vivibilità delle nostre città dipenderà dalle scelte che faranno i governi locali e nazionali. È necessario che le auto a guida autonoma siano anche elettriche e condivise, perché nel caso contrario si potrebbe assistere a un considerevole aumento delle emissioni e della congestione. Ma non è ancora sufficiente, se vogliamo che il nostro sistema di trasporti sia realmente sostenibile bisogna attuare anche la “quarta” rivoluzione della mobilità: ridurre il numero di veicoli in circolazione e il loro utilizzo. Del resto stanno avanzando i Piani urbani della mobilità sostenibile delle principali città italiane, una nuova stagione di programmazione dove gli obiettivi di sostenibilità e innovazione sono il cuore delle politiche di mobilità.

Leggi l’articolo di Anna Donati sulla rivista Ecoscienza n.6 anno 2019 – pp.86